LA MIA STORIA (MY STORY)

 

 

My family had its first approach to the world of arms just after the First World War, the Great War. My grandfather, Marcello Peli born in 1899, worked as carpenter to earn his bread and he learnt to encase the stocks of the guns for small artisans in Gardone Valtrompia. Four sons were born from his marriage, all become gunsmiths. One of them is my father, Eugenio Peli, a great man, I learned everything from him both in the profession and in life. He has been workman in the Beretta’s factory where he has been working for 37 years and where he met my mother, a worker there too. From their union my brother Giorgio, my sister Loretta and I were born. Giorgio followed in the footsteps of his father and started to work for the same company when he was just a young boy, at the beginning only as simple worker and then he managed to reach a more important office.

 

Since I was a child arms has fascinated me to the point that I spent my days watching my father and his brothers who did their best to help the family and turned their passion for the guns into some extra work and of course extra money. I spent all my days watching them in the equipped laboratory under my house where later I spent all my days working and learning. After the professional high school graduation I was forced to work in many different businesses that I have never loved, which had nothing to do with armery, guns and arms so they did not cultivate my vocation. I lived those years in the dissatisfaction. And in fact every day, once I had finished work, I returned in that laboratory. Every single day.


So I learned the tricks of this trade and when I was 18 I had my big chance: I joined a little company, but that was already great in the world. Famars. My uncle, Mario Peli, who was Mario Abbiatico’s friend, had been working there for years and thanks to him I got the interview. That day, I remember as if it was yesterday , I met for the first time Remo Salvinelli and Cristina Abbiatico, I talked with them, and that same afternoon I was working for Famars. This was my life. Famars has been being my life for 24 years.

 

I began to have my first little successes, I worked on the Rombo and the Tribute. I learnt to really know the guns. As time went by I was able to propose my personal and new ideas, which then turned out to be useful for the company. For example I designed new guns: over under with gunlocks and central sidelock. Innovation that will be then reproduced also on the side by side. But my dream, that one that I have thought since I was young, the one that was in my heart and in my mind for all the time of my life, was still just a dream. 

 

Thanks to my efforts, to my ability and to the people who believed in me, that dream became truth on 28 June 2013 with new projects, new ideas and 

especially with a new brand: PMP. In retracing my entire life in these few lines, it was immediate to me to think about one of the first of inspiration that guided me, one of my favorite quotes. Steve Jobs, American inventor and entrepreneur, and a charismatic and fascinating personality of the XX century, during his speech at the university of Stanford said: “You can't connect the dots looking forward you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something: your gut, destiny, life, karma, whatever. Because believing that the dots will connect down the road will give you the confidence to follow your heart, even when it leads you off the well worn path. [..]You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. [..] The only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle.”

 

Today I am 46 and now I can say that the dots in my life connected. I realized that all the sacrifices I did have served the purpose. My road take me here, where I always would like to be, doing what I love.

 

-Paolo Peli




La mia famiglia comincia ad avvicinarsi al mondo delle armi dopo la Grande Guerra. Mio nonno, Marcello Pelinato nel 1899, lavora il legno per guadagnarsi il pane ed impara ad incassare i legni dei fucili per i piccoli artigiani di Gardone Valtrompia. Dal suo matrimonio nascono 4 figli maschi divenuti poi tutti armaioli. Uno di loro è mio padre Eugenio Peli, un grande uomo, da lui ho imparato tutto sia nel mestiere che nella vita. E’ operaio della fabbrica Beretta dove lavora per 37 anni, li conosce mia madre anche lei operaia della stessa azienda, dalla loro unione nasciamo io, Paolo Peli, ed i miei fratelli Giorgio e Loretta. Giorgio sin da quando è ragazzino segue le orme del padre e lavoro quindi anche lui presso la medesima azienda, inizialmente come semplice operaio, per poi raggiungere ad oggi posizioni di maggior rilievo. 

 

Sin da bambino mi affascina molto il mondo delle armi al punto che passo le giornate a guardare mio padre ed i suoi fratelli che dopo il loro lavoro si ritirano nel laboratorio attrezzato sotto casa convertendo la loro passione in poco denaro in più per la famiglia. Costretto poi dal bisogno, finita la scuola professionale lavoro in vari settori, non armieri, che quindi non assecondano la mia vocazione. Non portano infatti che all’insoddisfazione, e dopo l’orario di lavoro mi rifugio anche io nel laboratorio di famiglia, dove imparo piano piano i trucchi del mestiere di armaiolo. 

 

All’età di 18 anni arriva per me la grande occasione: entro a far parte di una piccola azienda, ma che nel mondo è già grande. FAMARS. Mio zio, Mario Peli amico di Mario Abbiatico, lavora già in Famars da diversi anni e grazie a lui ottengo un colloquio. Quel giorno, lo ricordo come fosse ieri, vengo per la prima volta a contatto con Remo Salvinelli e Cristina Abbiatico ed accetto subito il lavoro. Così per ben 24 anni la Famars è stata la mia vita. Comincio così a collezionare piccoli successi, lavoro sul Rombo e Tribute. Imparo a conoscere i fucili. Con il tempo riesco anche ad azzardarmi di proporre idee personali e innovative, sulla base delle mie intuizioni, che si riveleranno poi utili all’azienda. Con la tecnologia imparo a disegnare e progettare nuovi fucili, per esempio: sovrapposti con acciarini e batteria centrale. Innovazioni che verranno poi riprodotte anche sulla doppietta. Il mio sogno però, quello che avevo sin da ragazzino, quello che mi ha sempre accompagnato nell’intero corso della mia vita, è ancora chiuso in un cassetto. Grazie al mio impegno, alle mie capacità e alle persone che hanno creduto in me quel cassetto si è aperto il 28 Giugno 2013 con nuovi progetti e un nuovo marchio. PMP. 

 

Tirando le somme e ripercorrendo attraverso queste poche righe la mia vita, è stato immediato per me ripensare a quella che è stata una fonte di ispirazione, una delle mie citazioni preferite. Steve Jobs, inventore e imprenditore statunitense, e una delle più carismatiche e affascinanti personalità del XX secolo, nel suo discorso all’università di Stanford diceva infatti: “ [...] Non è possibile 'unire i puntini' guardando avanti; si può unirli solo dopo, guardandoci all'indietro. Così, bisogna aver sempre fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Bisogna credere in qualcosa: il nostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Perché credere che alla fine i puntini si uniranno ci darà la fiducia necessaria per seguire il nostro cuore anche quando questo ci porterà lontano dalle strade più sicure e scontate, e farà la differenza nella nostra vita.” E ancora: “Bisogna trovare ciò che si ama. Nel lavoro come negli affetti [...] L’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che si fa. Chi non lo ha ancora trovato deve continuare a cercare. Non deve accontentarsi.”

Oggi, a 46 anni, posso dire che i puntini della mia vita si sono finalmente collegati, che tutti i sacrifici sono serviti allo scopo. La mia strada mi ha portato proprio qui, dove avrei sempre voluto essere, a fare quello che amo. 

 

-Paolo Peli